Mal di metro.

Se fossimo nel 1980 mi direbbero che ho avuto una madre frigorifero. Siamo sulla linea rossa, che non é una sottile linea metaforica, ma è proprio il treno che porta le persone dove devono andare. Un mezzo pubblico, cioè di tutti. Essendo uno spazio di tutti, è popolato dai più svariati personaggi. C’è il giapponese che gioca col videogioco senza infastidire nessuno. Le adolescenti con l’ombelico scoperto che credono che gli anni Novanta siano un orrore estetico che in qualche modo merita anche di essere replicato. La signora sudamericana di mezza età che grida al telefono la propria gioia che se ne frega altamente che tutti gli altri la stiano ascoltando.

E poi ci sono loro. Che non potrei definire giovani perché il tempo ha fatto sentire il proprio passaggio sulla nuca di lui e sugli angoli degli occhi di lei. Non siamo nel 1980, ma comunque nel guardarli sento salire l’espressione di quando ero bambina e una qualche prozia mi schiaffava un bacio che lasciava la saliva sulla guancia. Hanno un modo appiccicoso, fastidioso di guardarsi e toccarsi e sbaciucchiarsi che causa iperglicemia. Si sbaciucchiano sulla linea rossa come se l’urgenza di farlo non potesse in alcun modo essere differita. Una tale urgenza di sbaciucchio una madre frigorifero non l’avrebbe giustificata nemmeno a quattordici anni.

Origlio e se non mi sbaglio sento che sono medici o comunque lavorano in ospedale. Prego il Signore che se mai dovessi sentirmi male non mi faccia cadere nelle mani di quella in Pronto Soccorso, chissà che non decida di curarmi con l’amore e i baci. Questi qua con cui mi sta facendo salire il mal di metro.

Sale un gruppo di turisti cinesi e persino loro mi sembrano una compagnia più piacevole.

Nel frattempo la coppia iperglicemica non accenna a cedere. Sembra che non riescano a portare a termine questo viaggio senza toccarsi, rischiando per altro ad ogni accelerata della metro di sbattersi contro. Ormai li fisso senza pudore, la stessa mancanza di pudore che hanno loro e che quindi non noteranno perché sono semplicemente in un altro mondo. Nel loro mondo di amore diabetico a trent’anni suonati. In cui si strusciano i nasi come se fossero labrador.

Cadorna. E’ arrivato il momento in cui finalmente posso sottrarmi a questo scempio d’amore. Mi fiondo giù dalla sottile linea rossa, stremata.

Mi avvio velocemente in strada e penso che appena vedo Vincenzo devo dirglielo. La prossima volta che andremo in metro staremo seduti composti. Abbiamo trent’anni e siamo entrambi medici. Non si va in metro a strusciarsi i nasi come i labrador. Viene da scappare dal mal di metro.